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  • 1 Post By gianlucamat

Ryanair non ha pagato contributi per 12 milioni

  1. #1
    Super Moderator L'avatar di rosanna.c
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    Ryanair non ha pagato contributi per 12 milioni

    Il problema fu sollevato pure in Francia e la società chiuse la base a Marsiglia. La compagnia assume a Dublino anzichè in Italia secondo gli ispettori del lavoro.

    Biglietti aerei a prezzi stracciati, ma con qualche disinvoltura: la Direzione provinciale del lavoro di Bergamo contesta a Ryanair di aver evaso contributi per quasi 12 milioni di euro in quanto ha assunto a Dublino, anziché in Italia, i suoi 650 dipendenti che lavorano in Lombardia e usufruiscono del sistema sanitario nazionale. Uno stratagemma che permetterebbe al gigante del low cost di risparmiare dato che la fiscalità irlandese è molto più leggera della nostra. Per questo gli ispettori del lavoro chiedono all'Inps di esigere formalmente 11 milioni 860 mila euro alla compagnia di Mister O'Leary.

    Ecco l'anomalia, stando al verbale fresco-fresco di notifica: mentre le altre compagnie aeree estere che hanno una postazione italiana assumono dipendenti secondo regole italiane (come Lufthansa Italia, Air France Italia), Ryanair fa firmare i contratti a Dublino dove la tassazione per stipendi fino a 32 mila euro è inferiore al 10%(da noi sfiora il 70). Di fatto, però, i dipendenti Ryanair, pur essendo lavoratori di diritto irlandese, lavorano in Italia, dove vivono e usufruiscono delle prestazioni sanitarie. In pratica, godono di servizi pubblici che non pagano. Gli accertamenti sono nati dopo le segnalazioni di Cisl e Anpav (assistenti di volo) che lamentavano alterazioni della concorrenza per la presenza di regimi contributivi diversi fra le compagnie. Tanto che 12 avevano chiuso lasciando per strada 4.000 persone.

    La richiesta di ingiunzione poggia sulla regola di assoggettare ai contributi previdenziali italiani il personale che lavora in Italia alle dipendenze di una compagnia aerea straniera che abbia qui una «stabile organizzazione». Il problema era già stato sollevato in Francia qualche anno fa, ma quando iniziarono a nascere i primi contenziosi, Ryanair annunciò la chiusura della base di Marsiglia pur di non assoggettare alla normativa francese il proprio personale. Resta da vedere come si comporterebbe qui in caso di esborso milionario: se dovesse lasciare l'aeroporto di Bergamo le conseguenze economiche per lo scalo e per l'indotto sarebbero pesantissime. Un epilogo da scongiurare assolutamente.

    L'Italia, secondo Ryanair, è il fiore all'occhiello della compagnia irlandese, alla quale assicura un quinto del traffico, arrivando quasi a insidiare la supremazia del Regno Unito. E a sua volta Orio è il fiore all'occhiello degli aeroporti italiani dove opera il vettore di Dublino. Secondo gli ispettori del Lavoro di Bergamo, Ryanair dispone a Orio di locali affidati dalla Sacbo, la società di gestione dello scalo orobico, dotati di computer, telefoni e fax, scaffalature contenenti comunicazioni di servizio, che vengono utilizzati dal personale Ryanair (piloti e assistenti di volo), tramite un servizio di connessione intranet con password personali, per concordare con la sede di Dublino le modalità di lavoro. Tutti gli equipaggi passano dalla crew-room per effettuare il check-in e il check-out e si riuniscono un'ora prima della partenza per un briefing operativo. Peraltro la compagnia ha individuato per ogni contratto di lavoro la base di servizio alla quale il lavoratore è assegnato, prevedendo espressamente l'obbligo di risiedere entro un'ora di distanza. Scrivono gli ispettori: «Se la base è il luogo dove inizia e termina la prestazione lavorativa, ne consegue che Ryanair ha individuato l'aeroporto di Orio come il luogo di lavoro». Più che sufficiente, secondo gli ispettori, per qualificare i locali Ryanair come sede stabile di lavoro in Italia, quindi assoggettabile alla contribuzione e alla fiscalità italiane.

    Ryanair sostiene che in Italia non ha alcuna stabile organizzazione. Tutte le decisioni riguardanti i dipendenti, i voli, i clienti e i fornitori, le tratte e le modalità di esecuzione della prestazione lavorativa, sono prese a Dublino. I contratti di lavoro, secondo la compagnia low cost, sono regolati dalla legge irlandese, gli aeromobili sono immatricolati in Irlanda. Tutti i dipendenti sono stipendiati dalla sede legale di Ryanair in Irlanda, pagano tasse e contributi previdenziali alle autorità irlandesi e hanno un conto corrente in Irlanda dove viene accreditato lo stipendio. In soldoni: Ryanair dice di essere irlandese in tutte le sue declinazioni. Per la direzione provinciale del Lavoro di Bergamo, invece, Ryanair è irlandese ma italiana, dato che ha base a Orio. In ballo ci sono quasi 12 milioni di euro di soli contributi non versati (per intenderci: più del buco creato al Comune di Bergamo dalle ultime tre manovre). Il braccio di ferro è appena iniziato.

    Fonte: «Ryanair non ha pagato contributi per 12 milioni» - Corriere Bergamo

  2. #2
    Aspirante zingar* L'avatar di gianlucamat
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    La questione ad occhio sembra semplice : se il tuo dipendente lavora all'estero, gli fa un contratto estero sulla base delle leggi vigenti in quel paese.

    Vedremo come andrà a finire quando la questione burocratica sarà chiarita.

    Il problema era già stato sollevato in Francia qualche anno fa, ma quando iniziarono a nascere i primi contenziosi, Ryanair annunciò la chiusura della base di Marsiglia pur di non assoggettare alla normativa francese il proprio personale. Resta da vedere come si comporterebbe qui in caso di esborso milionario: se dovesse lasciare l'aeroporto di Bergamo le conseguenze economiche per lo scalo e per l'indotto sarebbero pesantissime. Un epilogo da scongiurare assolutamente.
    Questo modo di agire di Ryan, a colpi di minacce, mi sta sulle scatole ed è uno dei tanti motivi per cui, se posso, evito di volare con loro; se ci sarà da pagare, che paghi, senza minacciare di andarsene; anche perché se dovesse lasciare l'Italia, il danno ce l'avrebbero anche loro e grosso, con un centinaio di aerei a spasso e 23 milioni di passeggeri annui in meno

  3. #3
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    Quote Originariamente inviata da gianlucamat Visualizza il messaggio
    La questione ad occhio sembra semplice : se il tuo dipendente lavora all'estero, gli fa un contratto estero sulla base delle leggi vigenti in quel paese.

    Vedremo come andrà a finire quando la questione burocratica sarà chiarita.



    Questo modo di agire di Ryan, a colpi di minacce, mi sta sulle scatole ed è uno dei tanti motivi per cui, se posso, evito di volare con loro; se ci sarà da pagare, che paghi, senza minacciare di andarsene; anche perché se dovesse lasciare l'Italia, il danno ce l'avrebbero anche loro e grosso, con un centinaio di aerei a spasso e 23 milioni di passeggeri annui in meno
    Hai ragione e non è la prima volta che lo fanno, visto che se non ricordo male l'hanno fatto anche in una località spagnola.

  4. #4
    Zingar* ad honorem L'avatar di Sprite2000
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    Il vero problema è alla fonte: la UE prevede la libera mobilità e che un cittadino EU possa usufruire dei servizi statali in qualsiasi stato.

    Ma si è dimenticata una cosa fondamentale: l'equiparazione economica delle tasse, degli stipendi ecc. ecc.

    Rendiamoci conto che entrambe le parti in causa hanno ragione ed hanno torto...FR si considera europea e di conseguenza adotta leggi europee, eccezion fatta per la sede legale\operativa che deve sottostare alle leggi irlandesi, l'INPS si basa sulle leggi italiane.

    Lo scontro è tutto da vedere e senza dover tifare perché:
    - se ha ragione FR allora tutte le ditte possono aprire la sede legale\operativa a Dublino\Sofia\Bucarest e lavorare in Italia\Francia\Spagna...
    Il che, senza un adeguato livellamento di stipendi\tasse\servizi armonizzato fra tutti gli stati membri, porterà al catastrofismo (che è quel che sta succedendo...guardate anche la FIAT con le fabbriche in Polonia, Serbia...perché?)
    - se vince l'INPS vuol dire che l'UE, in base alle leggi nazionali dei singoli paesi, è solo un'ente stupido ed inutile.A che serve l'UE se poi decidono i songoli stati?

    Ad oggi, occorre che l'UE decida cosa essere, non cosa fare...anche di fronte alla crisi che la sta investendo, generata per buona parte da questi fatti, ovvero che l'UE esiste ma non ha potere, la BCE esiste ma non può dare moneta agli Stati, ecc. ecc.

    In queste situazioni è inutile essere faziosi, la soluzione la può dare solo l'UE.

  5. #5
    Aspirante zingar* L'avatar di gianlucamat
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    L'UE è stata fatta male e di corsa, su questo siamo tutti d'accordo.

    Ma allo stato attuale, ogni paese ha la sua legislazione in materia di lavoro, trattamento economico, benefit, cassa mutua, ammortizzatori sociali e quant'altro. Quindi ad oggi devono rispettare le leggi che ci sono in ogni singolo paese, con la conseguenza che Ryanair se vuole basare i suoi dipendenti in Italia si becca tutti i pro e i contro. E Marchionne continuerà a fabbricare le sue lattine in Polonia pagando i suoi dipendenti 300€ al mese.

    Poi quando si decideranno ad uniformare tutto il sistema (mi auguro presto ma realisticamente parlando credo che non accadrà mai) avremo una UE più equa, le aziende (compagnie aeree comprese) potranno farsi una concorrenza più leale e probabilmente i giovani smetteranno di emigrare.

  6. #6
    Zingar* ad honorem L'avatar di Sprite2000
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    Ovviamente sono d'accordo, ma credo che FR baserà la sua tesi sul fatto che si vada contro al principio principe dell'UE...quello della libertà all'interno dei confini UE...

    Inoltre vi è una scappatoia che credo FR usi: per un periodo di tempo i lavoratori possono stare in Italia senza fare l'iscrizione alle tasse italiane.
    Nulla vieta che un tedesco si faccia 6 mesi (presi a caso) in Italia, poi 6 mesi in Irlanda e poi ritorni 6 mesi in Italia....se il limite è 6 mesi lavorativi, ci si è incuneati in una crepa legislativa.

    Ho un amico che fa così con l'Argentina, sta lì 3 mesi (periodo massimo) torna una settimana a Roma e riparte 3 mesi per Baires...

    Inoltre sia i comandanti\piloti che gli\le AA\VV iniziano e finiscono il proprio lavoro pagato allo stacco\attacco da terra, non prima in aeroporto.
    Mi spiego meglio: il personale aeronautico è pagato per ore effettive di volo, non di altro, indi non presta servizio in suolo italico!!
    Il personale di terra credo fortemente sia risorsa outsorcing, indi società italiane.

    E' una materia molto ma molto complessa ed ovviamente ognuno la vede dalla sua parte.

    Secondo me l'interprezatione che il personale di volo viene pagato su territorio irlandese (essendo gli aerei immatricolati EI-) è giusta, nell'ottica di inizio\fine turno poiché in suolo italico non prestano servizio...e di conseguenza sono normali cittadini europei in libera circolazione...

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